domenica 22 gennaio 2017

"Parla come mangi: la lingua per parlare e per gustare" - storia e ricetta di Abdoulie, Gambia

Abdoulie viene dal Gambia, Paese che proprio in questi giorni è al centro delle cronache internazionali. Il suo Presidente uscente Yahya Jammeh, che il 1° dicembre 2016 ha perso le elezioni presidenziali contro il candidato dell'opposizione Adama Barrow, dopo 22 anni di governo autoritario,  non ammette la sconfitta e non intende lasciare la guida del Pese, con conseguente rischio di  guerra civile ed intervento armato delle truppe senegalesi e di altri quattro paesi dell’Africa occidentale. Sua madre è fuggita in Senagal per mettere in salvo la sua vita e quella della propria figlioletta. Abdolulie, detto "Terremoto" per la sua esuberanza e vitalità, ha provato a salvarsi due anni fa da quell'orribile realtà repressiva e lesiva dei diritti umani. Se è vero che i gatti hanno 7 vite, Abdoulie, che ha lo spirito di un felino , ne ha consumate almeno 4. Più volte ha rischiato la vita, uscendone sempre indenne. A lui, però, basterebbe viverne una sola purché serenamente. Oggi è in attesa di ottenere il permesso di soggiorno per asilo politico, le sue giornate trascorrono tra scuola e passeggiate con gli amici, coltivando i propri hobby, tra cui quello della cucina. Nel corso del laboratorio di cucina interetnica ed autobiografica si è distinto tra tutti i partecipanti del corso per la passione, l'impegno profuso e la collaborazione attiva con gli altri cuochi provetti. Tra i tanti piatti da lui preparati, abbiamo scelto per voi il piatto nazionale del Gambia, il Domoda, un delizioso stufato di arachidi a base di verdure e pollo.

RICETTA DOMODA (DURANG)
1 melanzana, 4 cipolle, 4 carote, 2 patate, 2 kg di petto di ollo, 2 kg di riso, 1 peperone, 1 barattolo di burro di arachidi, peperoncino, 1 litro di salsa di pomodoro, limone, 3 dadi
Preparazione
In una pentola grande mettere la carne e farla cucinare con un pò di acqua miscelata con il burro di arachidi, poi aggiungere carote, patate, cipolle e melanzane a pezzettini, la salsa di pomodoro e far cucinare per mezz'ora. Se necessario aggiungere altra acqua. Versare infine la verza divisa in 4 parti, i dadi ed il sale. A parte cuocere il riso e condire con la salsa di carne. Su ogni piatto spruzzare un pò di limone.



RICORDI DI GUSTO
Il Durang è un piatto tradizionale del Gambia, si cucina con carne di mucca o pollo, quando lo cucinava mia madre era una festa, eravamo tutti felici. Chiamavamo i nostri amici per mangiarlo con loro. In Gambia si usa molto il riso, sia a pranzo che a cena, non mangiamo mai pasta come da voi in Italia, che la mangiate tutti i giorni, solo a colazione mangiamo monò, un tipo di pasta piccola con lo zucchero. Noi utilizziamo soprattutto  cous cous, riso e molta frutta. Il burro di arachidi non è in crema come in Italia, si prepara al momento schiacciando le arachidi in un mortaio. Nel mio Paese Io aiutavo sempre mia madre, è stata la mia maestra di cucina, le voglio molto bene e mi manca. Questa è la prima volta che cucino da solo, ormai ho memorizzato tutti i passaggi e posso cucinare da solo. Spero che vi piaccia. Io amo molto cucinare e mi piacerebbe un giorno  aprire un ristorante perchè penso di essere bravo.

ALTRE RICETTE DI ABDOULIE
Fagioli con pollo - niebè soso

Chicken Yassa





LA STORIA DI ABDOULIE
Sono andato via dal Gambia il 1° Novembre 2015. Mio padre è morto tanto tempo fa, io avevo 5 anni. Mia madre è andata a vivere con un altro uomo, con cui litigavo sempre. Io non andavo a scuola, passavo le giornate a mare, pescando. Mio padre era un pescatore, a 12 anni ho chiesto la verità a mia madre e lei mi ha raccontato che era partito come ogni mattina alle 8 con la barca per pescare, era di Martedì e quel giorno tirava molto vento, così la barca si è capovolta e lui non ha fatto mai più ritorno. Ho chiesto a mia madre se mio padre aveva una famiglia da cui io potevo andare, ma lui era solo. Papà non mi aveva lasciato nulla ed il  nuovo compagno di mia madre non solo non mi aiutava ma non voleva che io vivessi con loro ed i suoi due figli, perchè non ero figlio suo. Loro andavano a scuola e lui si prendeva cura di loro, di me nessuno si interessava. Dormivo a casa di un mio caro amico. Questa non era vita. Un giorno ero molto arrabbiato, sono andato a casa di mia madre perchè pretendevo di restare lì con loro, lui mi ha cacciato in malo modo ed ha preso una mazza per colpirmi in viso, ho ancora la cicatrice vicino al sopracciglio, mia madre ha cercato di difendermi e separarci ma lui le ha dato uno schiaffo. Dopo sono scappato via, mia madre ha chiamato la polizia che alla fine ha deciso che io avevo sbagliato perchè ero entrato in una casa che non era mia. All'una di notte un mio amico è tornato a chiedere notizie a mia madre, la quale mi ha detto che dovevo lasciare subito il Paese perchè rischiavo 3 anni di galera. Quella notte ho preso un passaggio in autocarro per andare in Senegal. Qui ho conosciuto una persona che andava in Mali per lavoro a pulire i pullman, io dormivo dentro la sua macchina e lo accompagnavo a Bamako. Un giorno mi ha dato i soldi per comprare da mangiare e mi sono perso, non ho più trovato quell'uomo, così sono rimasto solo, ho dormito un mese in strada facendo l'elemosina, fino a quando ho conosciuto una ragazza del Gambia che mi ha proposto di cercare lavoro a Gnami, in Nigeria. Io essendo minorenne sono riuscito a passare la frontiera mentre lei è rimasta in Mali perchè non aveva documenti. Dopo un mese di vagabondaggio in strada, ho conosciuto una signora che aveva un ristorante che mi ha accolto ed aiutato. Finalmente avevo un tetto per dormire e cibo caldo. Io in cambio la aiutavo a pulire e lavare piatti. Ero contento ma volevo cercare un lavoro migliore così ho detto alla signora che volevo andare in Libia. Lei ha pagato il mio viaggio in macchina, un'esperienza da dimenticare, sono stato 10 giorni nel deserto del Sahara perchè la macchina ad un certo punto si è rotta, un ragazzo del Mali che era con me è morto di fame. Per fortuna è venuta in nostro aiuto una persona che ci ha portato a Tripoli salvandoci la vita. In Libia ho conosciuto un ragazzo gambiano che mi ha ospitato a casa sua con altre due persone. Un giorno sono uscito per cercare lavoro ed un uomo mi ha avvicinato offrendomi un posto di lavoro, ma era un tranello, era la mafia. Entrato in macchina mi ha puntato un fucile vicino la testa e mi ha fatto prigioniero. Mi ha portato in un posto che era come una galera, c'erano tantissime persone, donne incinta e due minorenni. Ci minacciavano di ucciderci se non avessimo fatto arrivare soldi dalle nostre famiglie per liberarci.  Ho visto tre persone morire davanti ai miei occhi  e tante altre che per fortuna non ho visto. Qui sono rimasto tre mesi. Io e l'altro ragazzo minorenne ci occupavamo delle pulizie, un giorno mentre buttavamo l'immondizia abbiamo approfittato del buio per scappare via, mentre correvo sulla spiaggia mi sono ferito un piede con una bottiglia di vetro. Loro ci hanno visto ed hanno sparato in aria. Io ho avuto paura e mi sono fermato.  Così ci hanno riportato in quel posto vietandoci di occuparci delle pulizie. Ho usato il dentifricio per curare la ferita che mi ha dato una donna prigioniera. Dopo tre settimana, durante le quali la mia ferita al piede era guarita, ci hanno fatto ributtare l'immondizia. Disperati, abbiamo provato a scappare di nuovo, questa volta non ci hanno visti, correvamo nel buio sulla spiaggia, senza più fiato nei polmoni, fino a quando abbiamo avvistato una barca con tantissime persone dentro e siamo entrati senza pagare, confondendoci tra la folla. Nessuno ci ha visto. Eravamo circa 120 persone, due donne sono morte schiacciate. Ad un certo punto del viaggio la barca si è bucata ed abbiamo rischiato di affondare. Alle 23 del giorno dopo è venuta in nostro soccorso una barca italiana. Abbiamo viaggiato in mare per altri 5 giorni, fino a quando il 12 Giugno 2016 siamo arrivati a Brindisi. Il giorno dopo mi hanno portato alla Comunità Scurpiddu. Adesso sto bene, vado a scuola, gioco a calcio e sono in salute. Prima ero magrolino e malaticcio, ora sono forte e robusto.  Mia madre adesso è felice perchè sa che io sto bene qui. Devo dire grazie all'Italia perchè mi ha salvato la vita. Grazie Italia.

martedì 27 dicembre 2016

Parla come mangi: la lingua per parlare e per gustare: Ricetta di Muhammad - Gambia



Il Benachin, in italiano “tegame”, è un piatto popolare in tutta l'Africa Settentrionale, originario del Gambia. Muhammad, che lo ha cucinato per i suoi compagni, durante la preparazione è taciturno e concentrato, mostrando tra i fornelli la grinta ed il carattere necessari ad uno chef. Sembra rianimarsi in un mondo a lui familiare, in cui si muove con destrezza e sicurezza, come se stesse ricostruendo un pezzo d'Africa con le sue mani, quella terra che non vuole raccontare, che traspira dalla sua pelle, quella fame d'Africa che vorrebbe dimenticare.

RICETTA BENACHIIN

1 verza,m 2 melanzene, 5 carote, 5 patate, 1 litro di salsa di pomodoro, 3 limoni, peperoncino, 2 kg di riso, 2 kg d carne di vitello a pezzi, pepe, dadi
Preparazione:
Mischiare salsa di pomodoro con le cipolle tagliate sottili. Tagliare tutte le verdure a pezzi grossolani. In un pentolone mettere olio con la carne a pezzi. Farla indorare poi toglierla e metterla da parte, conservando il liquido cremoso di cottura. In un'altra pentola mettere la salsa con le cipolle. Dopo 10 minuti mettere la melanzana e la verza a pezzi. Dopo 5 minuti aggiungere la crema di carne messa da parte, la carne e le patate a pezzi. Nel frattempo il riso viene bagnato e girato a mano e condito con del parmigiano. Quando cotte, mettere da parte carne e melanzane. Far cuocere le patate per 20 minuti ed aggiungere il riso crudo. Aggiungere nuovamente la carne e le melanzane. Spegner quando il riso è cotto e si è formata una crema densa e cremosa.

RICORDI DI GUSTO
Il Benakin è il piatto più diffuso durante il ramadan ed è il mio preferito. Io l'ho sempre cucinato da solo, la prima volta avevo 15 anni. Ho imparato a cucinarlo osservando mia madre che lo preparava spesso. Io ci metto molto peperoncino. E' un piatto unico, completo, che dopo il digiuno fortifica e da nuove energie. 

LA "NON STORIA" DI MUHAMMAD
"La mia storia è troppo complicata da raccontare, io non so parlare bene né inglese né italiano. Io parlo bene solo la lingua mandingo". Queste le parole di Muhammad quando gli viene chiesto di raccontare la sua storia ed il viaggio che lo ha condotto in Italia nel Giugno 2016. Poi lo spazio infinito  di un lungo e pesante silenzio che ombreggia sul suo volto perennemente imbronciato.
Di certo sappiamo che ha rischiato di perdere la vita in mare a causa di un buco nel gommone in cui viaggiava insieme a tantissime altre persone, una tra le quali, una donna, è deceduta. Una nave norvegese li ha salvati e fatti sbarcare  al porto di Brindisi. 
Probabilmente, dietro questa chiusura, che non lascia trapelare alcuna volontà di sforzarsi per farsi comprendere nel suo italiano maccheronico, come invece hanno fatto i suoi compagni, si nasconde il desiderio di dimenticare un pezzo di vita ingenerosa che non desidera eternizzare in queste pagine virtuali. Oggi Muhammad frequenta un corso di alfabetizzazione linguistica presso l'Istituto CPIA - Centro Provinciale per l'istruzione degli adulti -  al termine del quale dovrà sostenere un esame di idoneità, funzionale alla frequenza del secondo anno per il conseguimento del Diploma di Scuola Media Inferiore presso lo stesso Istituto.
L'auspicio è che un giorno possa sentire il bisogno di raccontarsi, impellente come la fame...


Anna la Cecilia 


lunedì 28 novembre 2016

Parla come mangi: la lingua per parlare e per gustare: Storia e ricetta di Seikou, Gambia

Questa settimana proponiamo un piatto semplice, a base di fagioli all'occhio e carne, proveniente dal Gambia,  paese d'origine di Seikou, un giovane rifugiato di 17 anni, ospitato presso la Comunità Educativa Scurpiddu, protagonista del laboratorio di cucina "Parla come mangi: la lingua per parlare e per gustare", che ha voluto condividere con i suoi compagni una portata simbolo del suo Paese, condita con aneddoti personali. Mentre Seiku cucina, racconta con difficoltà la sua storia drammatica, che ha il sapore amaro della prigionia. I profumi caldi e speziati della propria terra lontana lo riportano indietro nel tempo, quando i pericoli connessi al viaggio erano ancora  inimmaginabili. Prima di mangiare Seikou temporeggia, resta in silenzio, i suoi occhi si perdono nei riflessi color ocra della zuppa, che ricordano  i paesaggi sconfinati del deserto del Sahara e la folle corsa verso la libertà. Non c'è nulla di più caldo e rassicurante di una zuppa di fagioli bollente in una sera d'autunno, sotto un tetto confortante, con intorno a te delle facce amiche.  

RICETTA SOSO BEANS
1 Kg di carne a pezzi, 6 cipolle, 2 spicchi d'aglio,  1/2 litro di passata di pomodoro, 6 patate, 1 kg di fagioli all'occhio, 1 cicchiaio di cumino, zenzero, coriandolo, peperoncino, olio, sale, pepe, 3 dadi
Preparazione:
In un tegame preparate un soffritto con cipolla tagliata fine ed olio. Quando la cipolla sarà dorata, aggiungete la passata di pomodoro. Dopo qualche minuto mettete le patate tagliate a dadi di medie dimensioni. Lasciate cuocere a fuoco lento con un coperchio fino a che le patate non siano a metà cottura. 
Tenete in ammollo i fagioli per una notte, scolateli e versateli in una pentola capiente piena d'acqua, facendoli cuocere a fuoco moderato per circa mezz'ora. Scolateli conservando un pò d'acqua di cottura.
Tagliate la carne a tocchetti ed unitela con i fagioli ed al sugo di cipolle e patate, aggiungete il sale, le spezie ed una parte dell'acqua di cottura dei fagioli e completate la cottura con il coperchio. 




RICORDI DI GUSTO
La zuppa di fagioli con carne è il mio  piatto preferito. Quando finisce il Ramadam, in Gambia, molte persone mangiano questo piatto. In Africa piove 5 mesi all'anno ed i fagioli sono molto diffusi. Io ho una campagna ed aiuto mio padre a coltivarli. Mi ricorda la mia casa perchè mio padre preferisce usarli per cena o pranzo in casa, altre famiglie invece vendono la zuppa di fagioli con panino da asporto in strada. 


LA STORIA DI SEIKOU
Sono partito dal Gambia il 5 Gennaio 2015, avevo 16 anni. Nel mio Paese le condizioni di vita non sono buone ed io avevo gravi problemi familiari, ero in pericolo di vita. Sono scappato senza dire nulla ai miei genitori, volevo una vita migliore. Sono partito con un furgoncino per il Senegal, durante il viaggio, che è durato circa 8 ore, ho conosciuto una donna del Senegal che mi ha offerto il suo aiuto, mi ha portato a casa sua, che però era troppo piccola, io dormivo in un piccolo letto nella stessa stanza di questa donna e del marito. Quest'ultimo, dopo tre giorni, mi ha mandato via perchè la stanza era stretta per tre persone ma la donna, dispiaciuta, mi ha fatto conoscere un uomo che viveva a Nouadhibou, polo commerciale e seconda città della Mauritania. Ho dormito a casa di quest'uomo ed ho lavorato con lui. Facevo il muratore, era un duro lavoro per me. Dopo tre mesi l'uomo mi ha comunicato che il lavoro era finito e che tornava in Senegal, così sono dovuto ripartire in autobus e mi sono recato in Mali, a Gao. Qui la gente è molto accogliente, quando vedono uno straniero lo aiutano. 
Insieme ad altre persone, mi hanno portato in una casa, dove ho potuto mangiare e riposarmi. Il mattino dopo mi hanno detto che c'erano delle regole da rispettare, che dovevo contribuire in qualche modo per mangiare. Non avendo possibilità economiche nè lavoro qui sono rimasto due settimane, poi sono andato via e mi sono recato in Algeria. Sono capitato in una città assediata dai ribelli (rebel zone), un gruppo di uomini mi hanno fatto credere che volevano aiutarmi invece mi hanno chiesto 150 euro circa, minacciandomi di vendermi ad altre persone che sarebbero diventate i miei padroni. Io non avevo soldi con me, così mi hanno portato insieme ad altri tre ragazzi della mia età in un villaggio dal quale era proibito uscire, c'erano delle guardie armate. Dovevamo fare tutto quello che ci dicevano loro. Ci intimavano di chiamare i nostri genitori per mandare soldi e liberarci ma nemmeno i nostri genitori li avevano. Ci dicevano che se non fossero arrivati i soldi, ci avrebbero rispedito nella zona dei ribelli, dove ci avrebbero ucciso. In questo posto ci sono rimasto due mesi, fino a quando una notte, ho approfittato del buio e del fatto che le due guardie dormivano e sono scappato. Avevo paura di morire, ma correvo senza fermarmi, davanti a me c'era solo un immenso deserto che abbiamo percorso fino alle 19 di sera del giorno dopo, quando finalmente è comparsa una città. Avevo fame e sete, ero molto debole. Qui un uomo del Gambia ci ha aiutato a mangiare e ad avere casa e lavoro per circa un mese. Aiutavo nello smaltimento della merce che arrivava da un'altra città. Poi, finito il lavoro, sono stato in altri posti sempre in Algeria, fono a quando sono andato in Libia. Questo è stato il posto più brutto di tutto il mio viaggio, la gente è cattiva, violenta, c'è molta mafia. Appena arrivato due uomini mi hanno chiesto soldi, io li avevo nascosti nelle cuciture dentro la maglietta ma loro conoscevano il trucco, mi hanno fatto spogliare completamente ed hanno trovato i miei soldi. Poi mi hanno chiesto 700 euro circa, se non li avevo mi avrebbero messo in prigione. E così è stato, se volevo essere liberato avrei dovuto chiamare i miei genitori per farmeli spedire, ma io non li ho chiamati. Mi hanno costretto a fare dei lavori forzati, dovevo ripulire la spazzatura o altri lavori duri. In prigione ci sono stato tre mesi. Un giorno sono riuscito a scappare ed ho trovato in strada un bravo signore in taxi a cui ho raccontato tutto e chiesto aiuto. Lui mi ha portato a casa sua a Tripoli, mi ha dato un tetto e del cibo, io lo aiutavo a lavorare la sua campagna. Un giorno ero in bicicletta e la mafia mi ha fermato e chiesto il passaporto, io ho avuto paura, ho pensato che erano gli uomini che mi avevano imprigionato che mi cercavano, dovevo andarmene, così ne ho parlato con il signore. Il mattino dopo lui mi ha portato in spiaggia, a mare c'era una grande barca e tantissimi uomini che attendevano di salire. Non sapevo perchè mi aveva portato lì, nè sapevo dove sarebbe andata la barca, è successo tutto di fretta, l'ho salutato e mi ha incitato a salire sul gommone. Non ho pagato nulla per viaggiare, oggi mi domando se non sia stato il signore a pagare il viaggio per me. Eravamo tutti ammassati l'uno addosso all'altra, io ero seduto a terra e dopo qualche ora di viaggio ho notato un buco nella barca. Rischiavamo di affondare. Alle 23 di sera ci è venuta in soccorso la barca della Guardia Costiera che prima ci ha trasferito in una grande barca che, dopo altri due giorni di viaggio, ci ha portato fino a Brindisi. 
Il giorno dopo mi hanno trasferito alla Comunità Educativa Scurpiddu. Il mio sogno è diventare un calciatore professionista, in Gambia giocavo sempre a calcio, mi piace molto.
Sono stato già visionato per i provini e da ottobre sono iscritto alla Scuola Calcio Cosmano Sport, affiliata all'U.S. Foggia. Mi hanno detto che ho molto talento. Ce la metterò tutta, come ho sempre fatto nella mia vita"
Seiku

mercoledì 9 novembre 2016

"Parla come mangi: la lingua per parlare e per gustare": Storia e ricetta di Ahmed - Bangladesh


Il nostro percorso gastronomico prosegue alla scoperta della cucina bengalese, incentrata per lo più su pesce, verdure e  lenticchie servite con riso, che è l'alimento base. Ahmed ha scelto di preparare per noi due pietanze: un antipasto a base di lenticchie rosse ed un piatto unico a base di riso e pollo. Scopriamolo insieme.

PIASU E CHICKEN BIRYANI: PIATTI TIPICI DEL BANGLADESH
I piatti del bangladesh sono fortemente aromatizzati e riflettono contaminazione culinarie da parte dell''India settentrionale, del Medio Oriente e del sud-est asiatico.
Il Chicken Biryani è una pietanza che prevede che carne e riso cuociano insieme, in un'ampia casseruola con coperchio e a fuoco medio, affinché il riso assorba tutti i sapori e le spezie. Qui di seguito la ricetta per 12 persone:
2 kg di cosce di pollo,  2 vasetti di yogurt greco da 250 gr, 3 bustine di zafferano, 1 cucchiaio di cardamono e cannella in polvere, 5 spicchi di aglio, 2 kg di riso, 1 litro di brodo vegetale, 5 pomodori, sale, uva passa.
Preparazione:
Mescolare le cosce di pollo con lo yogurt e far riposare in una terrina per circa mezz'ora. Far appassire le cipolle in una pentola larga e, quando dorate, unire la carne con lo yogurt, le spezie, l'aglio, il sale e far soffriggere a fiamma moderata fino a quando la carne è rosolata da tutte le parti. Unite il riso e l'uva passa,  fate soffriggere per qualche minuto, poi bagnate con il brodo, unite zafferano e coprite il tutto fino a cottura ultimata.


                           
                          
                                   
                    

Il Piasu, antipasto a base di polpette di legumi molto amato in Bangladesh,  ha come ingrediente principale le lenticchie rosse. A voi la ricetta:
1 kg di lenticchie, 6 cipolle, 6 peperoncini, 1 mazzo di finocchietto selvatico o altra verdura a foglia verde, coriandolo, sale, 1 cucchiaio di cumino, 1 di curcuma ed 1 di zenzero.
Preparazione:
Dopo aver lavato le lenticchie e tenute in ammollo per almeno tre ore, frullarle ed unire il sale e le spezie, con l'aggiunta di verdura a piacere. Lavare le lenticchie e tenerle in ammollo per circa 3 ore. Frullare le lenticchie, le cipolle ed eventualmente la verdura scelta, mescolare ed aggiungere sale, peperoncino, coriandolo, cumino e curcuma.  Lasciar a riposo per circa 10/20 minuti. Formare delle polpette con le mani o aiutarsi con un cucchiaio per poi friggerle nell’olio caldo.
                           
               
                
                               
             

RICORDI DI GUSTO
Quando uscivo il pomeriggio con i miei amici, di solito eravamo in cinque, compravamo sempre i piasu che si vendevano alle bancarelle in strada. Dieci piasu, circa 4 euro. In Bangladesh il chiken Biryani lo cucinava mia madre, perchè da noi soltanto le donne stanno in cucina, poi mangiavamo tutti insieme intorno allo stesso tavolo. In bangladesh solitamente il cibo si consuma con le mani, in segno di rispetto verso il cibo che si ha nel piatto. Noi usiamo più spezie ed olio dell'Italia, e questo non è buono perchè gonfia molto la pancia. La cucina dell'Italia secondo me è più leggera e digeribile. Il mio piatto preferito italiano è la pasta con il tonno. Sono molto felice di poterlo assaggiare nuovamente dopo un anno e di condividerlo con i miei compagni. E' la prima volta che cucino da solo ed è stata una bella esperienza.

LA STORIA DI AHMED


"Mi chiamo Ahmed ed ho 18 anni. E' da circa un anno che vivo a Foggia. In Bangladesh si parla molto bene dell'Italia, anche perchè da noi vengono molti italiani e molti bengalesi vanno in Italia. Sono andato via dalla mia terra per trovare un lavoro dignitoso. In Bangladesh si lavora un giorno intero per soli 2 euro circa, qui in italia si parte da 25 euro. Qui lo stipendio minimo è circa 700 euro, da noi 60 euro. Così nel Giugno 2015 ho deciso di partire. Una persona, a cui ho pagato circa 10.000 euro,  ha organizzato tutto il mio viaggio fino all'Italia. Sono partito a mezzanotte aiutato dal buio ed a piedi sono arrivato in India con altre 7 persone. Ho dovuto pagare 200 taka ad un'altra persona, che mi ha aiutato a passare la frontiera in sicurezza, evitando di essere visto dai militari che mi avrebbero fucilato.  Abbiamo dormito in una casa piccola, poi a mezzanotte abbiamo camminato lungo un sottopassaggio scavato nella terra, sempre di notte, e siamo arrivati in Pakistan. Qui ero più tranquillo, non ci sono nemici, i pakistani sono musulmani ed amici. Dopo due giorni abbiamo fatto un viaggio in macchina di circa 6 ore per arrivare in Iran, dove ho avuto molta paura perchè ci sono persone che rapinano e uccidono, ma per fortuna è andato tutto bene. Dopo altri due giorni siamo ripartiti in macchina per la Turchia, il viaggio è durato 12 ore. Qui siamo rimasti 15 giorni nascosti in una casa, mangiavamo sempre nutella e chapata (piadina) e non uscivamo mai per paura della polizia. Finalmente siamo ripartiti per l'Austria dove siamo rimasti per una settimana. Quindi siamo ripartiti e dopo 10 ore di macchina siamo arrivati ad Udine. Alcune persone mi aspettavano in stazione, ho preso subito il treno e sono partito per Roma, dopo circa tre ore sono ripartito con il treno ed arrivato a Napoli. Tre dei miei amici sono andati a Foggia, dopo qualche giorno mi hanno chiamato dicendomi di raggiungerli perchè a Foggia la polizia aiuta gli stranieri, non è cattiva e non controlla se sei grande o piccolo. Così mi sono deciso ed ho preso il pullman per Foggia. Era il 28 Settembre e sono stato aiutato a mangiare e dormire dal Centro di prima accoglienza per senzadimora "Gesù e Maria". La mattina dopo sono andato in Questura ma sono stato cacciato due volte. Così sono stato riaccolto da Gesù e Maria che il giorno dopo ha chiamato la Questura comunicando il mio nome e dicendo che sarei passato il giorno dopo. Così ci sono tornato, ho aspettato molto tempo, gli uomini della questura hanno parlato molto tra di loro, io capivo un pò la laingua perchè durante il viaggio avevo imparato le parole italiane da un piccolo vocabolario che ho portato con me, dicevano che era un problema il fatto che ero senza documenti, ho avuto paura che mi rimandassero in Bangladesh. Poi un uomo vestito di nero mi ha portato ai Servizi Sociali del Comune di Foggia e qui è venuto a prendermi il Responsabile della Comunità Educativa Scurpiddu, dove vivo dal 30 settembre 2015. Adesso sto andando a scuola, l'anno prossimo prenderò il Diploma di Terza Media, mi piacerebbe continuare a studiare, magari l'Istituto Alberghiero, ed aprirmi un giorno un supermercato. Spero di trovare una bella e brava donna da sposare." Ahmed

martedì 1 novembre 2016

"Parla come mangi: la lingua per parlare e per gustare": Storia e ricetta di Peter - Bulgaria



Questa settimana il nostro viaggio culinario ha fatto tappa in Bulgaria, la cui gastronomia è caratterizzata da piatti rustici e molto speziati, dalle evidenti contaminazioni turche, greche e balcaniche. Il nostro cuoco provetto ha scelto di condividere con noi il suo piatto preferito, il Kufteh, che ricorda per assonanza di nome e sapore la Kofta, un piatto di polpette tipiche del medioriente, il cuo sapore ricco e gustoso viene attenuato dal sapore fresco ed avvolgente dello yogurt greco.
KUFTEH: PIATTO TIPICO DELLA BULGARIA
Il Kufteh, spiedini di carne macinata, è un piatto tipico della Bulgaria. Viene spesso accompagnato da un'insalata di pomodori, cetrioli e cipolle e da una zuppa di yogurt e cetrioli, denominata tarator. Qui di seguito la ricetta per 10-12 persone:
2 kg di carne macinata, 3/4 cipolle, 3 spicchi di aglio, 1 cucchiaio di prezzemolo tritato, peperoncino in polvere, cannella, pepe, scorza di limone grattuggiata, menta fresca o essiccata, cumino, Per insalata: 6 pomodori, 4 cetrioli, tre cipolle.
Preparazione:
Mettere la carne in una ciotola capiente ed unire le spezie, il limone grattugiato e le cipolle tritate. Impastare ed unire il sale. Mettere su un piano ed arrotolare con le mani. Dividere l'impasto in porzioni uguali e ricavare dei salsicciotti. Infilare uno spiedino in ciascun salsicciotto facendolo uscire da entrambi i lati. Riscaldare la padella con l'olio. Farvi cuocere i kafta, avendo cura di girarli da entrambi i lati. Tagliare i cetrioli, le cipolle ed i pomodori. Impiattare e condire con olio.



RICORDI DI GUSTO
Questo piatto mi ricorda quando io ed i miei genitori, insieme a tantissimi amici e parenti, la sera cucinavamo i kufteh sul grande terrazzo della masseria in cui vivevo, spesso in occasione di feste. Eravamo almeno in 50. C'erano persone di tutte le età, dai mie fratelli piccoli ai miei nonni. Ero davvero curioso di far conoscere il mio piatto preferito ai miei amici della Comunità e sono contento che sia piaciuto. In Bulgaria mangiamo molte verdure e carne con yogurt, qui in Italia invece mangiate ogni giorno pasta ed a me non piace tanto, invece i kufteh li mangerei ogni giorno. Mi sono divertito a fare le rose di pomodoro e verdura per decorare la mia insalata. Spero di poter cucinare ancora e far conoscere altri piatti della mia terra.
LA STORIA DI PETER
"Mi chiamo Peter ed ho 15 anni. In Bulgaria avevo molti amici, andavo a scuola e mi divertivo molto a correre e giocare in strada. Un giorno, mentre giocavo scalzo, mi sono ferito ad un piede ed ho preso una brutta infezione. A causa di una cancrena hanno dovuto amputarmi la gamba. Da allora non sono andato più a scuola. Ero piccolo quando io e la mia famiglia abbiamo lasciato la Bulgaria, i miei genitori volevano scoprire l'Italia così un giorno abbiamo preso la nave e siamo partiti per arrivare in un campo nomadi di un paese della Provincia di Foggia. Qui sono stato  per un pò di tempo, poi sono scappato via per motivi che non voglio ricordare nè raccontare. Non ero felice con loro. Ho vissuto in strada per un pò di tempo, fino a quando i carabinieri di San Severo mi hanno portato a Lucera presso una Comunità. Lì non mi comportavo bene, ero arrabbiato con tutti e litigavo anche con gli educatori. Dopo qualche mese sono stato trasferito alla Comunità Educativa Scurpiddu, nella quale vivo da 1 anno e due mesi. Adesso sono più grande e riesco a controllarmi meglio quando mi fanno arrabbiare. Sto andando a scuola e frequento un corso di nuoto, che mi piace molto. Un giorno, quando sarò cresciuto, avrò una protesi per la mia gamba e potrò camminare senza stampelle."
Peter

giovedì 27 ottobre 2016

Parla come mangi: la lingua per parlare e per gustare": Storia e ricetta di Fatao - Burkina Faso


Continua il Laboratorio di cucina autobiografica "Parla come mangi: la lingua per parlare e per gustare" presso la Comunità Educativa Scurpiddu. Questa settimana vi presentiamo un piatto del Burkina Faso, cucinato da Fatao.

ZAGAME: PIATTO TIPICO DEL BURKINA FASO

Lo zagame è uno dei piatti tipici del Burkina Faso. Qui di seguito la ricetta per 10/12 persone:
1 kg e 1/2  di riso
1 kg e 1/2  di carne
olio di arachidi
3 cipolle
gr 300 di concentrato di pomodoro
gr 30 di farina
un cucchiaio di aceto
sale, pepe;,peperoncino in polvere
2 spicchi d’aglio
2 dadi
6 foglie di alloro
4 carote
3 patate di medie dimensioni
3 pomodori freschi

Preparazione:
Cucinare il riso.
Portare a temperatura  l’olio di arachidi  in una pentola, aggiungere la carne tagliata a pezzi, lasciate rosolare per circa 10 minuti, aggiungere la cipolla tritata e lasciate cuocere altri 3 minuti.
In una ciotola mettere il concentrato di pomodoro con mezzo bicchiere d’acqua e mescolare, aggiungere al composto nella pentola e lasciar cuocere per 5 minuti, mescolare regolarmente, aggiungere 1 litro d’acqua scarso, l’aglio tritato, il dado le foglie di alloro, un cucchiaio di aceto, un pizzico di peperoncino, sale e pepe e mescolare, unire ancora le carote, le patate e  il pomodoro fresco, il tutto tagliato a spicchi grossolani. Lasciare cuocere per 35 minuti a fuoco medio.
Levare le verdure e le foglie di alloro  metterle  in una ciotola, far sciogliere la farina in mezzo bicchiere d’acqua e mescolare bene, unire il composto alla salsa poco alla volta,  mescolando sempre.
Lasciar cuocere per circa 10 minuti a fuoco basso. Assaggiare ed eventualmente salare.
Preparare il riso ed una volta pronto, condire con la salsa ottenuta.


RICORDI DI GUSTO
"Sono contento di aver cucinato questo piatto perché mi ricorda la mia famiglia. La mattina, quando tornavo a casa dopo aver giocato a pallone con i miei amici, trovavo mia madre che cucinava in un piccolissimo spazio stretto della casa. Io non sapevo cucinarlo, adesso posso farlo da solo. Quando era pronto per mangiare,  i mie genitori sedevano ad un tavolo da soli, le mie sorelle intorno ad un altro tavolo ed io insieme ai miei fratelli in un altro tavolo ancora. Da noi non si usa come da voi in Italia, non mangiamo tutti insieme alla stessa tavola ed ognuno in un piatto diverso. In Burkina Faso al centro di ciascun tavolo c'è un unico piatto ed ognuno mangia dallo stesso piatto con un cucchiaio."

LA STORIA DI FATAO
"Sono andato via da Béguèdo quando avevo 16 anni, nell'Aprile del 2014. Volevo una vita migliore, andare a scuola e lavorare. Prima di venire in Italia, non ero mai andato a scuola. Mio fratello di 23 anni viveva in Libia da 5 anni, così ho deciso di raggiungerlo senza dire nulla né a mia madre né a mio fratello. Solo mio padre era a conoscenza del mio viaggio. Temevo che non mi lasciassero partire. Avevo con me 600 euro, ho pagato 60 euro ad un uomo che con un grande autobus pieno di persone mi ha portato in Nigeria. Il viaggio è durato 4 giorni. Qui sono stato in un campo profughi per 4 giorni, poi ho pagato altri 200 € ad un altro uomo che, sempre in autobus, mi ha portato in Libia. Ho chiamato mio fratello per dirgli che ero in Libia e lui si è arrabbiato molto, l'ho raggiunto a casa sua ma non mi ha parlato per 5 giorni. Così, dopo aver trovato lavoro come muratore, ho deciso di andare a vivere per conto mio. Ho preso una casa in affitto con altre due persone, pagavo 200 € al mese. Non immaginavo che la Libia fosse così pericolosa, ho un bruttissimo ricordo di quel periodo, che vorrei cancellare. Se lo avessi saputo prima, forse non sarei partito. Mi capitava spesso di prendere il taxi per tornare a casa da lavoro e per ben due volte il taxista stesso mi ha ferito al braccio con un coltellino tascabile a serramanico perchè voleva i miei soldi, che io nascondevo sempre nelle scarpe. Ho ancora le cicatrici ad entrambe le braccia. Mi rubavano il cellulare e mi lasciavano lì ferito, io correvo da mio fratello che mi medicava. Altre volte entravano in casa forzando la porta, minacciandoci con un fucile. Portavano via tutto quello che avevamo in casa. Ho dovuto anche pagare 500 € a questi uomini, che altrimenti mi avrebbero rapito e fatto prigioniero. Dopo aver vissuto per un anno minacce, furti e violenze, ho deciso di partire per l'Italia. Nell'aprile 2015 ho pagato 1.000 euro ad un uomo che ha preso i miei soldi insieme a quelli di tanti altri e ci ha dato una barca guidata da Rubel, un ragazzo che poteva viaggiare gratis perchè sapeva guidare la barca. Solo che la barca, durante la navigazione, si è rotta. Siamo rimasti fermi in mezzo al mare ed io ho pensato che per me era finita, che sarei morto lì, in mezzo al mare. Sono stati i più brutti momenti della mia vita. Rubel per fortuna è riuscito ad aggiustare la barca e siamo finalmente arrivati a Lampedusa,  dove ci hanno soccorso e portato in un centro di prima accoglienza in una città della Sicilia. Eravamo in 5 in una stanza, ci hanno dato da mangiare e fatto chiamare alle nostre famiglie. Qui sono stato due giorni, poi mi hanno portato a Borgo Mezzanone, vicino Foggia. Dopo tre mesi mi hanno trasferito alla Comunità Educativa Scurpiddu a Foggia, dove vivo dall'Agosto 2016.  Adesso sto bene, vado a scuola e spero di trovare un lavoro. Dopo il diploma di licenza media mi piacerebbe continuare a studiare e lavorare in qualche ristorante. "
Fatao

giovedì 20 ottobre 2016

LE STORIE IN CUCINA: RICORDI, RACCONTI E RICETTE DAL MONDO ALLA COMUNITA’ EDUCATIVA SCURPIDDU



Raccontarsi ed imparare l’italiano cucinando.  “Parla come mangi: la lingua per parlare e per gustare” è il laboratorio di cucina interetnica ed autobiografica, partito dal mese di Ottobre, nato con l’obiettivo  di condividere usanze e tradizioni culinarie dei diversi Paesi del Mondo e sperimentare la cucina come canale di dialogo, apprendimento e socializzazione. Il laboratorio è rivolto a 9 ragazzi, 8 minori stranieri non accompagnati ed un italiano, ospiti della Comunità Educativa Scurpiddu. Gambia, Burkina Faso, Italia, Marocco, Bulgaria, Bangladesh, questi i continenti dei cuochi migranti che ogni settimana prepareranno un piatto tipico del proprio Paese, sapori legati a ricordi d’infanzia, a giorni trascorsi con le persone amate, adesso lontane. Uno spazio in cui il familiare e lo sconosciuto si incontrano per ritrovare un pezzo di casa e riportarlo in tavola insieme agli altri commensali, condito da aneddoti, antiche memorie e nuove parole da assaporare, assimilare ed interiorizzare.

TAJINE: PIATTO TIPICO DEL MAROCCO
Il primo incontro ha visto il Marocco ai fornelli con Radwan, che ha cucinato il Tajine, un piatto che prende il nome dal particolare tipo di pentola che viene usata in Medio Oriente per cucinare. 
Qui di seguito la ricetta per 10 persone:
1 kg e 1/2 di carne di vitello/manzo a pezzi, 4 cipolle, 2 spicchi d'aglio, 3 zucchine, 3 patate, 3 pomodori, prezzemolo, 1 cucchiaio raso di: sale, pepe, zenzero, curcuma, zafferano, peperoncino, coriandolo, curry, cumino, 1 cucchiaino di cannella.
 Preparazione:
In assenza del tajine, prendere una grande pentola profonda in acciaio, aggiungere olio e carne facendo cuocere per 5 minuti senza coperchio. Tagliare aglio e cipolla, versarle nella pentola e dopo aver mescolato cuocere per altri 5 minuti con il coperchio. Versare acqua fino a  coprire la carne, aggiungere le patate, il pomodoro, le zucchine, le spezie, mescolare e cuocere per 45 minuti. A cottura quasi ultimata, decorare con ciuffo di prezzemolo intero.




RICORDI DI GUSTO 
"La prima volta che ho cucinato questo piatto avevo 12 anni. L' ho preparato per mia madre che non stava bene. Spesso lo cucinavo per i miei amici. Di solito eravamo in 7, facevamo il pic nic la mattina a Bane Mallal, la mia città, io preparavo il fuoco con la legna e poi quando era pronto si mangiava il tajine insieme, raccogliendo la carne ed il sugo con un pezzo di pane."

LA STORIA DI RADWAN
"Mi chiamo Radwan, ho 18 anni appena compiuti (il 7 Ottobre) e vivo a Foggia dall'Aprile 2016. Sono partito in aereo il 21 Novembre 2015 dalla città di Beni Mallal in Marocco, destinazione Istanbul, in Turchia. Avevo portato con me 2.060,00. La mia ultima destinazione sarebbe stata l'Italia. In viaggio con me c'erano altre 7 persone. Ho soggiornato con questi amici in un hotel di cui non ricordo il nome per 8 giorni. In 5 ci siamo imbarcati per la Grecia insieme ad altre 50 persone circa, su una barchetta piccola. Il viaggio è durato 8 giorni per arrivare sull'isola verde di Lesbo, a Mitilene, in Grecia. Sono stato costretto a dire di essere siriano per farmi accogliere al campo profughi. A tal fine abbiamo buttato tutti i documenti in mare. Resto a Mitilene per 8 giorni quindi pago 50 € per ottenere i documenti falsi che attestano che vengo dalla Siria. Con un'altra imbarcazione e pagando altri 50 €  mi imbarco per Yonan, altra città greca. Il viaggio dura 8 ore. Qui sono costretto a rimanere 50 giorni in un campo misto con uomini, donne  di tutte le età e le nazioni. Scappo di nascosto dal campo e parto in treno per raggiungere la Macedonia. Il mio amico Adel, partito con me dal Marocco, è stato arrestato perchè era senza documenti e rinchiuso per circa 6 mesi in una prigione ad Yonan. Nel frattempo altri 4 amici erano scappati in Italia. Resta con me solo Muasin, anche lui di 17 anni come me. Dovrebbe essere fine Gennaio. Resto in Macedonia per 8/9 giorni. Qui dormiamo per strada, mendichiamo cibo, la mafia ci minaccia e ci ruba i soldi. Anche la polizia qui era corrotta, ci hanno rubato i  cellulari. Tre uomini si sono avvicinati a noi offrendoci un passaggio in macchina a pagamento, quando hanno visto i soldi hanno chiamato altri amici e con un coltello grande tipo macete ci hanno minacciato, volevano rapirci ma siamo riusciti a scappare. Conoscevo molte storie raccontate in Marocco di gente con le armi che veniva uccisa e minacciata. Faceva molto freddo. Ho continuato il viaggio a piedi sotto la pioggia  e la neve, verso la Siria, a Belgrado. Con me c'era  Muasin, a cui si sono aggiunti altri due ragazzi, Said, algerino, e Ahmed, iracheno. Al campo profughi di Belgrado restiamo solo un giorno. Ci infiliamo di notte in un treno merci di nascosto, rompiamo con un coltellino il tetto di stoffa e riusciamo ad arrivare in Ungheria, con poco cibo e tanto sonno. Qui ci fermano alla frontiera e ci portano al campo profughi a Budapest. Vi restiamo per circa 10 giorni. La polizia ci prende le impronte digitali, ci fa le foto, ci registra. Compiliamo questionari in cui siamo costretti ad affermare che l' "Ungheria è buona", al contrario, ci dicono, c'è il carcere. Chiamo mio padre in Marocco che contatta un amico in Francia che mi spedisce 70 €. Impiego 50 € per pagare un passaggio abusivo verso l'Austria. Siamo in tre a pagare 50 € a testa, con me c'è sempre Muasin ed altri due che non conosco. Il tempo di comprare il biglietto per il treno e parto per Milano (20 € circa). A Milano ci aspetta la sorella di Muasin, Fatima, che ci ospita a casa sua. Resto 8 giorni, quindi saluto il mio amico che resta a Milano. Prendo il primo treno che trovo pur di andare via da Milano, città piena di droga, brutta gente e pochi amici. Nessuno dei miei conoscenti che ci era già stato parlava bene di Milano. Forse perchè molti miei amici del Marocco me ne parlavano, decido di scendere dal treno proprio a Foggia. Passo il viaggio nascondendomi in bagno per non essere visto dal controllore. Arrivo a Foggia a fine Marzo di quest'anno. Vengo aiutato da alcuni ragazzi dell'Help Center, vicino la stazione. Mi portano alla Caritas per mangiare e dormire. Poi vado ai carabinieri per chiedere aiuto e mi portano alla Comunità Educativa Scurpiddu l'8 Aprile 2016. Sono 6 mesi che sono qui, adesso sto studiando ed imparando l' italiano. Spero un giorno di lavorare. In Marocco facevo l'imbianchino, ma mi piacerebbe fare qualsiasi lavoro.  Spero un giorno di poter mandare i soldi in Marocco per aiutare i miei genitori."
Radwan

Anna la Cecilia
Coop. Soc. Scurpiddu

lunedì 19 settembre 2016

Sabato 24 Settembre il taglio del nastro del nuovo Centro di Riuso Solidale “Il Formicaio” della Cooperativa Sociale Coesi

E’ tutto pronto per l’inaugurazione del nuovo Centro di Riuso Solidale “Il Formicaio”, gestito dalla Cooperativa Sociale “Coesi”. Una manifestazione formato famiglia ad ingresso gratuito, con un ricco programma di iniziative per grandi e piccini distribuite nell'arco dell'intera giornata,  che vedrà la partecipazione di numerose associazioni locali, che animeranno l’area con musica, teatro, danze, giochi per bambini, buona cucina e tanto altro. Il nuovo Mercato dell'Usato si colloca all’interno delle azioni previste nel progetto “C.O.E.S.I. - Costruzione di Opportunità Educative Sociali ed Imprenditoriali”  della Cooperativa Sociale Scurpiddu di Foggia, premiato da UniCredit Foundation nell’ambito del Bando “Carta E 2016 – Strategie di Coesione Sociale per i giovani”, volto a sostenere l'inserimento lavorativo di giovani a rischio di esclusione sociale attraverso l'offerta di numerosi servizi quali trasloco, sgombero, giardinaggio, verniciatura, governo di animali e lavori di manutenzione casalinga.

Si parte alle ore 11:00 con il taglio del nastro della nuova sede del Centro, più ampia e facilmente raggiungibile, ubicata in Viale degli Aviatori al km 3.500, nelle immediate vicinanze dell'Aeroporto Gino Lisa e subito dopo la Sala Ricevimenti "Corte Corona". Una vasta area di 800 mq con annesso piazzale di pertinenza, che consentirà di ampliare l'offerta di oggetti e mobili usati e soddisfare le esigenze più svariate, sia di chi cerca oggetti utili d’uso quotidiano, sia di collezionisti alla ricerca di pezzi unici e rari di ogni epoca e stile. 
Seguirà un momento di ufficialità che prevede la condivisione con la cittadinanza del progetto e delle differenti attività promosse dalle associazioni partecipanti, accompagnato da un successivo momento di convivialità e socializzazione per festeggiare insieme con un piccolo buffet offerto dalla Cooperativa Sociale Coesi. Sarà quindi possibile visitare il Centro di Riuso Solidale "Il Formicaio",  aperto tutta la giornata per consentire ai visitatori di ritrovare e riscoprire oggetti e mobili di antiquariato e modernariato, oltre a libri, giochi, oggettistica, articoli per la casa e molto altro ancora.

A partire dalle ore 16, dopo la pausa pranzo,  prenderanno il via una serie di attività per bambini ed adulti. In linea con la filosofia e lo spirito dell'evento, volto a promuovere il recupero e riuso dei beni quale buona pratica quotidiana di risparmio e rispetto per l'ambiente, le Associazioni AFaD il Bell’Anatroccolo ed Arte Fa Re realizzeranno il laboratorio di riciclo creativo “Idea-day”, l’Aps Gocce di Pensiero presenterà l’Atelier creativo “Gocce di Sk-ART-o”, che prevede la creazione di un mosaico collettivo, e l’APS Mondo Nuovo di Lucera organizzerà un laboratorio di riuso creativo. I laboratori hanno come comune denominatore la trasformazione di materiali di scarto per fini ludici, aggregativi e creativi. 
Non mancheranno i giochi tradizionali di strada (corsa coi sacchi, tiro alla fune) ed attività sportive per ragazzi ed adulti, rispettivamente a cura dell’Associazione G.A.A.S. e dell’Anpis Puglia. Quest’ultima organizzerà un torneo di biliardino classico ed umano. Previsto anche uno spazio per le favole per bambini. Gli attori del CUT Foggia – Centro Universitario Teatrale - daranno vita ai personaggi delle più note fiabe del patrimonio di racconti e novelle per l’infanzia . 
All'interno della giornata, inoltre, saranno presenti numerosi banchetti informativi delle associazioni che hanno aderito all'iniziativa, tra cui le Associazioni Libera, Logos e Parco Città, che faranno conoscere ai presenti gadget e prodotti a sostegno delle proprie attività. Il pomeriggio prosegue con  le esibizioni/dimostrazioni di tiro con l’arco e scherma storica a cura dell’’Associazione storico culturale Imperiales Friderici II e con le danze popolari tradizionali a cura dell’Associazione  Musica è
Per gli appassionati della bicicletta, l'associazione Cicloamici Fiab installerà uno spazio di ciclofficina mobile ed organizzerà una biciclettata che partirà alle ore 17:30 da parco San Felice per poi giungere,  dopo una  gioiosa pedalata, nel piazzale antistante il Centro di Riuso.
Dalle ore 18:30 musica live a cura di Madame Butterfly and Mr Bear, band made in Foggia composta da Valery Mai (voce e metallofono) e da Vincenzo Mascolo (voce e chitarra), sempre disponibili nel sostenere buone cause.  
In serata il CUT  sarà nuovamente protagonista con la performance teatrale "Le possibilità".
Per gli appassionati di fumetti, sarà possibile ammirare la mostra "Federica & le sue marachelle" a cura dell'artista Umberto Romaniello, che  disegnerà in tempo reale sketch ai visitatori. 
Dulcis in fundo, sul finire dell'intensa giornata, sono previsti punti ristoro per rifocillarsi dopo i giochi, le danze ed i divertimenti, con degustazione di piatti fusion italo-africani a cura di Calebasse, centro multietnico di recente apertura. Sarà inoltre possibile degustare l’olio extravergine di oliva e la confettura di ciliegie, prodotti provenienti da Terra Aut, bene confiscato alla mafia nel 2011, della Cooperativa Sociale Altereco
Come nel precedente mercatino organizzato in data 18 Giugno, l'Associazione fotografica "Scatto matto" sarà presente con una mostra ed estemporanea di fotografia per immortalare e documentare i momenti più significativi della festa.
 In occasione della nuova apertura verrà applicato il 50% di sconto su tutti gli articoli, escluso antiquariato e collezionismo. Inoltre, chi si presenterà all'inaugurazione con il volantino dell'evento, avrà diritto ad un omaggio fino ad esaurimento dello stesso.
Si ricorda che l’attività del Centro non ha fini di lucro. Il ricavato della vendita verrà  utilizzato esclusivamente per le attività del Centro del Riuso o per il proprio auto sostentamento. 

Per info e contatti:
Coop. Soc. "Coesi" Onlus - Centro di Riuso Solidale "Il Formicaio"
Viale degli Aviatori Km 3500, 71121 Foggia
E-mail: info@coesionlus.it
Cell.:3274055616 - 3297919071
Sito web: http://www.coesionlus.it/

Anna la Cecilia
Coop. Soc. Scurpiddu