sabato 28 gennaio 2017

Italia Lavoro: al via quattro Tirocini Formativi per l'integrazione di minori stranieri



La Cooperativa Sociale Coesi, che ad oggi conta 6 dipendenti con contratto a tempo indeterminato, a partire dal Primo Febbraio e fino al 30 Giugno 2017 accoglierà nel proprio organico 4 minori stranieri non accompagnati in fase di transizione verso l’età adulta ed un giovane migrante neo-maggiorenne, tutti di nazionalità Gambiana, in condizione di inoccupazione, che saranno impegnati in un tirocinio formativo della durata di 5 mesi 3 per 30 ore settimanali articolate su 6 giorni.
Tale attività, in linea con le finalità del progetto “Coesi” promosso da UniCredit Foundation, rientra nel Programma Ministeriale “Italia Lavoro” per la promozione e la gestione di azioni nel campo delle politiche del lavoro, destinate a giovani stranieri non accompagnati entrati in Italia da Minorenni e presi in carico dai Servizi Sociali Territoriali. L'Ente metterà a disposizione le risorse economiche per il pagamento dell’indennità di tirocinio ai ragazzi pari a una borsa di 500 euro lorde mensili.
Grazie alla collaborazione con il Consorzio Lavoro Puglia, cooperativa sociale che offre servizi di intermediazione e accompagnamento al lavoro, i quattro tirocinanti, accolti dal Giugno 2016 presso la Comunità Educativa Scurpiddu di Foggia, avranno l’occasione di imparare un mestiere spendibile sul mercato del lavoro. Nello specifico verranno impiegati in attività di traslochi, sgomberi, facchinaggio, montaggio e smontaggio mobili, verniciatura e vendita di mobili ed oggetti usati presso il Centro di Riuso Solidale “Il Formicaio”.
Il percorso di inserimento socio-lavorativo si basa sullo strumento della “dote individuale”, con la quale - insieme ad una dotazione monetaria - viene garantita l’erogazione di una serie di servizi di supporto alla valorizzazione e sviluppo delle competenze, all’inserimento socio-lavorativo e all’accompagnamento verso l’autonomia, attraverso la costruzione di piani di intervento personalizzati.
Essendo il tirocinio concentrato prevalentemente nelle ore antimeridiane, i giovani migranti potranno continuare a seguire di pomeriggio il corso di alfabetizzazione presso il CPIA di Foggia, finalizzato al conseguimento del titolo di studio conclusivo del primo ciclo di istruzione.


L’auspicio è che un numero sempre maggiore di persone/cittadini/aziende scelga di usufruire dei servizi offerti dalla Cooperativa Sociale Coesi affinché possa incrementare i ricavi e  creare nuovi posti di lavoro stabile o, per lo meno, accogliere sempre più giovani in condizione di svantaggio sociale per  far acquisire loro competenze pratiche attraverso la conoscenza diretta del mondo del lavoro.

Anna la Cecilia

"Parla come mangi: la lingua per parlare e per gustare" - storia e ricetta di Antonio, Italia

Antonio ha da poco compiuto 18 anni. Nonostante la giovanissima età, ha già alle spalle un passato di carcerazione e detenzione domiciliare per reati contro il patrimonio. Attualmente sottoposto agli arresti domiciliari presso la Comunità Educativa Scurpiddu, con fine pena nel 2019, Antonio oggi sta provando ad imparare un mestiere che possa permettergli di immaginare e costruire un futuro lontano dai Tribunali e dalle porte chiuse di un carcere.  Una nuova chiave per rileggere il proprio passato, chiudere alcune porte ed aprirne di nuove. Certo, sarà più faticoso che aprire porte blindate o macchine di ignari proprietari, ma imparare, realizzare cose con le proprie mani, costruire la propria vita e guidarla verso scenari più liberi e sereni, non ha prezzo, non vale neanche un solo secondo dei propri anni dentro un carcere angusto, un solo centesimo sottratto a qualcun altro. Questo, Antonio, lo ha imparato sulla propria pelle, costellata di tatuaggi e cicatrici che, giorno dopo giorno, impallidiscono e svaniscono per far spazio ad una nuova pelle. L'aver accettato di pubblicare la propria storia e le proprie foto già testimoniano il suo nuovo coraggio e la metamorfosi che è in atto. Perchè, dietro ai suoi atteggiamenti da "guappo di quartiere", Antonio è un timido e adesso starà ridendo per nascondere l'imbarazzo di rivedersi in queste righe.
Appassionato di cucina, ha scelto di condividere con i suoi compagni una ricetta che si mangia solo a San Severo, sua città di nascita, il giorno di Natale: la Zuppetta.

RICETTA ZUPPETTA DI SAN SEVERO (per 12 persone)
4 litri di brodo di tacchino, mezzo kg di caciovallo, 1 kg di scamorze o trecce, 1 kg di tacchino, 1 kg e 1/2 di pane pugliese, parmigiano, cannella e pepe a piacere
Preparazione
Preparare il brodo con coscia e petto di tacchino, 3 patate, 10 pomodorini, 1 gambo di sedano, 3 carote. Nel frattempo far abbrustolire le fette di pane e, una volta cotto, sfilacciare il tacchino  in brodo. In una teglia da forno alternate come una lasagna le fette di pane abbrustolito, leggermente bagnato con il brodo, il tacchino sfilacciato, la mozzarella,  le fette di caciocavallo ed il parmigiano grattugiato. Si procede in questo modo fino quasi all'orlo della zuppiera/vaschetta. Porre in forno caldo a 180 ° e ogni 10 minuti bagnate la teglia con il brodo bollente finchè il tutto sarà ben amalgamato e si sarà formata una bella crosta in superficie. 








RICORDI DI GUSTO
Questo piatto, inevitabilmente, mi ricorda i pranzi di Natale con la mia famiglia. E' uno dei miei piatti preferiti. Da noi a San Severo è una tradizione immancabile. Questa è la prima volta che lo cucino, mia nonna è bravissima a cucinare questo piatto.

LA STORIA DI ANTONIO
"La prima volta che sono entrato in una Comunità avevo 15 anni, era l'8 Agosto 2014. Avevo commesso il reato di rapina impropria a piede libero, avevo rubato una collanina d'oro ad una donna e poi rubato in un capannone della zona P.I.P. a San Severo. Già da quando avevo 10 anni trascorrevo il mio tempo fumando, bevendo e rubando macchine, per me era un gioco, un divertimento. Dopo 6 mesi in Comunità ho avuto un aggravamento di un mese presso l'Istituto Penale Minorile "Fornelli" per aver trascorso tutta la mattinata fuori per via di uno sciopero a scuola, sebbene fossi stato autorizzato dal giudice ad uscire e rientrare solo a determinati orari stabiliti. L'esperienza in carcere, vi assicuro, non è il massimo, però io cercavo di ammazzare il tempo facendo sempre palestra, giocando a  calcio e biliardino. Trascorrevo almeno 20 ore in cella, la mattina seguivo un corso di falegnameria che mi piaceva molto, ho ancora i quadri e gli oggetti realizzati conservati a casa mia, dopo avevamo un'ora d'aria e rientravamo in cella per poi avere un'altra ora d'aria nel pomeriggio. Spesso c'erano atti di violenza da parte degli altri detenuti minorenni, a me non è mai capitato nulla. Sono tornato in Comunità ad Aprile del 2015 e dopo due mesi ho fatto richiesta di domiciliari, al sesto mese me li hanno concessi. Sono stato circa un mese e mezzo a casa in regime di carcerazione domiciliare ma stavo sempre fuori, così un giorno ho commesso altri reati cioè  tre rapine, di cui una in un distributore di benzina e due in un negozio. Mi hanno portato di nuovo a Bari, sono stato 48 ore nella cella di Prima Accoglienza in attesa del G.I.P. (Giudice Indagini Preliminari) che mi ha confermato la galera, questa volta per 5 mesi e 15 giorni. La seconda esperienza è stata meno traumatica della prima, ogni giorno mi ripetevo "Prima o poi devo uscire per andare in Comunità" e mi facevo forza. Il 15 Gennaio 2016 sono ritornato, per la terza volta, alla Comunità Scurpiddu, ormai è un anno che sono di nuovo qui, questa volta il tempo è volato perchè conosco l'ambiente, è come una casa, una famiglia. Adesso sto frequentando un corso di panetteria e pasticceria all'Enac Puglia che mi piace molto. In Comunità poi sperimento quello che imparo a scuola. Le mie specialità sono  la torta con la crema e la torta cioccolato e pera.

 A Maggio il corso finirà e chiederò i domiciliari a casa con la possibilità di lavoro al bar di mio zio, così da mettere in pratica quello che sto imparando. Oggi posso dire che mi sento cambiato,  più maturo e riflessivo, adesso ci penso prima di fare una "cavolata". In futuro mi piacerebbe sposarmi, avere dei figli e lavorare in una pizzeria/panificio. Voglio solo tranquillità adesso, ho già fatto le mie esperienza, è tempo di cambiare."

domenica 22 gennaio 2017

"Parla come mangi: la lingua per parlare e per gustare" - storia e ricetta di Abdoulie, Gambia

Abdoulie viene dal Gambia, Paese che proprio in questi giorni è al centro delle cronache internazionali. Il suo Presidente uscente Yahya Jammeh, che il 1° dicembre 2016 ha perso le elezioni presidenziali contro il candidato dell'opposizione Adama Barrow, dopo 22 anni di governo autoritario,  non ammette la sconfitta e non intende lasciare la guida del Pese, con conseguente rischio di  guerra civile ed intervento armato delle truppe senegalesi e di altri quattro paesi dell’Africa occidentale. Sua madre è fuggita in Senagal per mettere in salvo la sua vita e quella della propria figlioletta. Abdolulie, detto "Terremoto" per la sua esuberanza e vitalità, ha provato a salvarsi due anni fa da quell'orribile realtà repressiva e lesiva dei diritti umani. Se è vero che i gatti hanno 7 vite, Abdoulie, che ha lo spirito di un felino , ne ha consumate almeno 4. Più volte ha rischiato la vita, uscendone sempre indenne. A lui, però, basterebbe viverne una sola purché serenamente. Oggi è in attesa di ottenere il permesso di soggiorno per asilo politico, le sue giornate trascorrono tra scuola e passeggiate con gli amici, coltivando i propri hobby, tra cui quello della cucina. Nel corso del laboratorio di cucina interetnica ed autobiografica si è distinto tra tutti i partecipanti del corso per la passione, l'impegno profuso e la collaborazione attiva con gli altri cuochi provetti. Tra i tanti piatti da lui preparati, abbiamo scelto per voi il piatto nazionale del Gambia, il Domoda, un delizioso stufato di arachidi a base di verdure e pollo.

RICETTA DOMODA (DURANG)
1 melanzana, 4 cipolle, 4 carote, 2 patate, 2 kg di petto di pollo, 2 kg di riso, 1 peperone, 1 barattolo di burro di arachidi, peperoncino, 1 litro di salsa di pomodoro, limone, 3 dadi
Preparazione
In una pentola grande mettere la carne e farla cucinare con un pò di acqua miscelata con il burro di arachidi, poi aggiungere carote, patate, cipolle e melanzane a pezzettini, la salsa di pomodoro e far cucinare per mezz'ora. Se necessario aggiungere altra acqua. Versare infine la verza divisa in 4 parti, i dadi ed il sale. A parte cuocere il riso e condire con la salsa di carne. Su ogni piatto spruzzare un pò di limone.



RICORDI DI GUSTO
Il Durang è un piatto tradizionale del Gambia, si cucina con carne di mucca o pollo, quando lo cucinava mia madre era una festa, eravamo tutti felici. Chiamavamo i nostri amici per mangiarlo con loro. In Gambia si usa molto il riso, sia a pranzo che a cena, non mangiamo mai pasta come da voi in Italia, che la mangiate tutti i giorni, solo a colazione mangiamo monò, un tipo di pasta piccola con lo zucchero. Noi utilizziamo soprattutto  cous cous, riso e molta frutta. Il burro di arachidi non è in crema come in Italia, si prepara al momento schiacciando le arachidi in un mortaio. Nel mio Paese Io aiutavo sempre mia madre, è stata la mia maestra di cucina, le voglio molto bene e mi manca. Questa è la prima volta che cucino da solo, ormai ho memorizzato tutti i passaggi e posso cucinare da solo. Spero che vi piaccia. Io amo molto cucinare e mi piacerebbe un giorno  aprire un ristorante perchè penso di essere bravo.

ALTRE RICETTE DI ABDOULIE
Fagioli con pollo - niebè soso

Chicken Yassa





LA STORIA DI ABDOULIE
Sono andato via dal Gambia il 1° Novembre 2015. Mio padre è morto tanto tempo fa, io avevo 5 anni. Mia madre è andata a vivere con un altro uomo, con cui litigavo sempre. Io non andavo a scuola, passavo le giornate a mare, pescando. Mio padre era un pescatore, a 12 anni ho chiesto la verità a mia madre e lei mi ha raccontato che era partito come ogni mattina alle 8 con la barca per pescare, era di Martedì e quel giorno tirava molto vento, così la barca si è capovolta e lui non ha fatto mai più ritorno. Ho chiesto a mia madre se mio padre aveva una famiglia da cui io potevo andare, ma lui era solo. Papà non mi aveva lasciato nulla ed il  nuovo compagno di mia madre non solo non mi aiutava ma non voleva che io vivessi con loro ed i suoi due figli, perchè non ero figlio suo. Loro andavano a scuola e lui si prendeva cura di loro, di me nessuno si interessava. Dormivo a casa di un mio caro amico. Questa non era vita. Un giorno ero molto arrabbiato, sono andato a casa di mia madre perchè pretendevo di restare lì con loro, lui mi ha cacciato in malo modo ed ha preso una mazza per colpirmi in viso, ho ancora la cicatrice vicino al sopracciglio, mia madre ha cercato di difendermi e separarci ma lui le ha dato uno schiaffo. Dopo sono scappato via, mia madre ha chiamato la polizia che alla fine ha deciso che io avevo sbagliato perchè ero entrato in una casa che non era mia. All'una di notte un mio amico è tornato a chiedere notizie a mia madre, la quale mi ha detto che dovevo lasciare subito il Paese perchè rischiavo 3 anni di galera. Quella notte ho preso un passaggio in autocarro per andare in Senegal. Qui ho conosciuto una persona che andava in Mali per lavoro a pulire i pullman, io dormivo dentro la sua macchina e lo accompagnavo a Bamako. Un giorno mi ha dato i soldi per comprare da mangiare e mi sono perso, non ho più trovato quell'uomo, così sono rimasto solo, ho dormito un mese in strada facendo l'elemosina, fino a quando ho conosciuto una ragazza del Gambia che mi ha proposto di cercare lavoro a Gnami, in Nigeria. Io essendo minorenne sono riuscito a passare la frontiera mentre lei è rimasta in Mali perchè non aveva documenti. Dopo un mese di vagabondaggio in strada, ho conosciuto una signora che aveva un ristorante che mi ha accolto ed aiutato. Finalmente avevo un tetto per dormire e cibo caldo. Io in cambio la aiutavo a pulire e lavare piatti. Ero contento ma volevo cercare un lavoro migliore così ho detto alla signora che volevo andare in Libia. Lei ha pagato il mio viaggio in macchina, un'esperienza da dimenticare, sono stato 10 giorni nel deserto del Sahara perchè la macchina ad un certo punto si è rotta, un ragazzo del Mali che era con me è morto di fame. Per fortuna è venuta in nostro aiuto una persona che ci ha portato a Tripoli salvandoci la vita. In Libia ho conosciuto un ragazzo gambiano che mi ha ospitato a casa sua con altre due persone. Un giorno sono uscito per cercare lavoro ed un uomo mi ha avvicinato offrendomi un posto di lavoro, ma era un tranello, era la mafia. Entrato in macchina mi ha puntato un fucile vicino la testa e mi ha fatto prigioniero. Mi ha portato in un posto che era come una galera, c'erano tantissime persone, donne incinta e due minorenni. Ci minacciavano di ucciderci se non avessimo fatto arrivare soldi dalle nostre famiglie per liberarci.  Ho visto tre persone morire davanti ai miei occhi  e tante altre che per fortuna non ho visto. Qui sono rimasto tre mesi. Io e l'altro ragazzo minorenne ci occupavamo delle pulizie, un giorno mentre buttavamo l'immondizia abbiamo approfittato del buio per scappare via, mentre correvo sulla spiaggia mi sono ferito un piede con una bottiglia di vetro. Loro ci hanno visto ed hanno sparato in aria. Io ho avuto paura e mi sono fermato.  Così ci hanno riportato in quel posto vietandoci di occuparci delle pulizie. Ho usato il dentifricio per curare la ferita che mi ha dato una donna prigioniera. Dopo tre settimana, durante le quali la mia ferita al piede era guarita, ci hanno fatto ributtare l'immondizia. Disperati, abbiamo provato a scappare di nuovo, questa volta non ci hanno visti, correvamo nel buio sulla spiaggia, senza più fiato nei polmoni, fino a quando abbiamo avvistato una barca con tantissime persone dentro e siamo entrati senza pagare, confondendoci tra la folla. Nessuno ci ha visto. Eravamo circa 120 persone, due donne sono morte schiacciate. Ad un certo punto del viaggio la barca si è bucata ed abbiamo rischiato di affondare. Alle 23 del giorno dopo è venuta in nostro soccorso una barca italiana. Abbiamo viaggiato in mare per altri 5 giorni, fino a quando il 12 Giugno 2016 siamo arrivati a Brindisi. Il giorno dopo mi hanno portato alla Comunità Scurpiddu. Adesso sto bene, vado a scuola, gioco a calcio e sono in salute. Prima ero magrolino e malaticcio, ora sono forte e robusto.  Mia madre adesso è felice perchè sa che io sto bene qui. Devo dire grazie all'Italia perchè mi ha salvato la vita. Grazie Italia.

martedì 27 dicembre 2016

Parla come mangi: la lingua per parlare e per gustare: Ricetta di Muhammad - Gambia



Il Benachin, in italiano “tegame”, è un piatto popolare in tutta l'Africa Settentrionale, originario del Gambia. Muhammad, che lo ha cucinato per i suoi compagni, durante la preparazione è taciturno e concentrato, mostrando tra i fornelli la grinta ed il carattere necessari ad uno chef. Sembra rianimarsi in un mondo a lui familiare, in cui si muove con destrezza e sicurezza, come se stesse ricostruendo un pezzo d'Africa con le sue mani, quella terra che non vuole raccontare, che traspira dalla sua pelle, quella fame d'Africa che vorrebbe dimenticare.

RICETTA BENACHIIN

1 verza,m 2 melanzene, 5 carote, 5 patate, 1 litro di salsa di pomodoro, 3 limoni, peperoncino, 2 kg di riso, 2 kg d carne di vitello a pezzi, pepe, dadi
Preparazione:
Mischiare salsa di pomodoro con le cipolle tagliate sottili. Tagliare tutte le verdure a pezzi grossolani. In un pentolone mettere olio con la carne a pezzi. Farla indorare poi toglierla e metterla da parte, conservando il liquido cremoso di cottura. In un'altra pentola mettere la salsa con le cipolle. Dopo 10 minuti mettere la melanzana e la verza a pezzi. Dopo 5 minuti aggiungere la crema di carne messa da parte, la carne e le patate a pezzi. Nel frattempo il riso viene bagnato e girato a mano e condito con del parmigiano. Quando cotte, mettere da parte carne e melanzane. Far cuocere le patate per 20 minuti ed aggiungere il riso crudo. Aggiungere nuovamente la carne e le melanzane. Spegner quando il riso è cotto e si è formata una crema densa e cremosa.

RICORDI DI GUSTO
Il Benakin è il piatto più diffuso durante il ramadan ed è il mio preferito. Io l'ho sempre cucinato da solo, la prima volta avevo 15 anni. Ho imparato a cucinarlo osservando mia madre che lo preparava spesso. Io ci metto molto peperoncino. E' un piatto unico, completo, che dopo il digiuno fortifica e da nuove energie. 

LA "NON STORIA" DI MUHAMMAD
"La mia storia è troppo complicata da raccontare, io non so parlare bene né inglese né italiano. Io parlo bene solo la lingua mandingo". Queste le parole di Muhammad quando gli viene chiesto di raccontare la sua storia ed il viaggio che lo ha condotto in Italia nel Giugno 2016. Poi lo spazio infinito  di un lungo e pesante silenzio che ombreggia sul suo volto perennemente imbronciato.
Di certo sappiamo che ha rischiato di perdere la vita in mare a causa di un buco nel gommone in cui viaggiava insieme a tantissime altre persone, una tra le quali, una donna, è deceduta. Una nave norvegese li ha salvati e fatti sbarcare  al porto di Brindisi. 
Probabilmente, dietro questa chiusura, che non lascia trapelare alcuna volontà di sforzarsi per farsi comprendere nel suo italiano maccheronico, come invece hanno fatto i suoi compagni, si nasconde il desiderio di dimenticare un pezzo di vita ingenerosa che non desidera eternizzare in queste pagine virtuali. Oggi Muhammad frequenta un corso di alfabetizzazione linguistica presso l'Istituto CPIA - Centro Provinciale per l'istruzione degli adulti -  al termine del quale dovrà sostenere un esame di idoneità, funzionale alla frequenza del secondo anno per il conseguimento del Diploma di Scuola Media Inferiore presso lo stesso Istituto.
L'auspicio è che un giorno possa sentire il bisogno di raccontarsi, impellente come la fame...


Anna la Cecilia 


lunedì 28 novembre 2016

Parla come mangi: la lingua per parlare e per gustare: Storia e ricetta di Seikou, Gambia

Questa settimana proponiamo un piatto semplice, a base di fagioli all'occhio e carne, proveniente dal Gambia,  paese d'origine di Seikou, un giovane rifugiato di 17 anni, ospitato presso la Comunità Educativa Scurpiddu, protagonista del laboratorio di cucina "Parla come mangi: la lingua per parlare e per gustare", che ha voluto condividere con i suoi compagni una portata simbolo del suo Paese, condita con aneddoti personali. Mentre Seiku cucina, racconta con difficoltà la sua storia drammatica, che ha il sapore amaro della prigionia. I profumi caldi e speziati della propria terra lontana lo riportano indietro nel tempo, quando i pericoli connessi al viaggio erano ancora  inimmaginabili. Prima di mangiare Seikou temporeggia, resta in silenzio, i suoi occhi si perdono nei riflessi color ocra della zuppa, che ricordano  i paesaggi sconfinati del deserto del Sahara e la folle corsa verso la libertà. Non c'è nulla di più caldo e rassicurante di una zuppa di fagioli bollente in una sera d'autunno, sotto un tetto confortante, con intorno a te delle facce amiche.  

RICETTA SOSO BEANS
1 Kg di carne a pezzi, 6 cipolle, 2 spicchi d'aglio,  1/2 litro di passata di pomodoro, 6 patate, 1 kg di fagioli all'occhio, 1 cicchiaio di cumino, zenzero, coriandolo, peperoncino, olio, sale, pepe, 3 dadi
Preparazione:
In un tegame preparate un soffritto con cipolla tagliata fine ed olio. Quando la cipolla sarà dorata, aggiungete la passata di pomodoro. Dopo qualche minuto mettete le patate tagliate a dadi di medie dimensioni. Lasciate cuocere a fuoco lento con un coperchio fino a che le patate non siano a metà cottura. 
Tenete in ammollo i fagioli per una notte, scolateli e versateli in una pentola capiente piena d'acqua, facendoli cuocere a fuoco moderato per circa mezz'ora. Scolateli conservando un pò d'acqua di cottura.
Tagliate la carne a tocchetti ed unitela con i fagioli ed al sugo di cipolle e patate, aggiungete il sale, le spezie ed una parte dell'acqua di cottura dei fagioli e completate la cottura con il coperchio. 




RICORDI DI GUSTO
La zuppa di fagioli con carne è il mio  piatto preferito. Quando finisce il Ramadam, in Gambia, molte persone mangiano questo piatto. In Africa piove 5 mesi all'anno ed i fagioli sono molto diffusi. Io ho una campagna ed aiuto mio padre a coltivarli. Mi ricorda la mia casa perchè mio padre preferisce usarli per cena o pranzo in casa, altre famiglie invece vendono la zuppa di fagioli con panino da asporto in strada. 


LA STORIA DI SEIKOU
Sono partito dal Gambia il 5 Gennaio 2015, avevo 16 anni. Nel mio Paese le condizioni di vita non sono buone ed io avevo gravi problemi familiari, ero in pericolo di vita. Sono scappato senza dire nulla ai miei genitori, volevo una vita migliore. Sono partito con un furgoncino per il Senegal, durante il viaggio, che è durato circa 8 ore, ho conosciuto una donna del Senegal che mi ha offerto il suo aiuto, mi ha portato a casa sua, che però era troppo piccola, io dormivo in un piccolo letto nella stessa stanza di questa donna e del marito. Quest'ultimo, dopo tre giorni, mi ha mandato via perchè la stanza era stretta per tre persone ma la donna, dispiaciuta, mi ha fatto conoscere un uomo che viveva a Nouadhibou, polo commerciale e seconda città della Mauritania. Ho dormito a casa di quest'uomo ed ho lavorato con lui. Facevo il muratore, era un duro lavoro per me. Dopo tre mesi l'uomo mi ha comunicato che il lavoro era finito e che tornava in Senegal, così sono dovuto ripartire in autobus e mi sono recato in Mali, a Gao. Qui la gente è molto accogliente, quando vedono uno straniero lo aiutano. 
Insieme ad altre persone, mi hanno portato in una casa, dove ho potuto mangiare e riposarmi. Il mattino dopo mi hanno detto che c'erano delle regole da rispettare, che dovevo contribuire in qualche modo per mangiare. Non avendo possibilità economiche nè lavoro qui sono rimasto due settimane, poi sono andato via e mi sono recato in Algeria. Sono capitato in una città assediata dai ribelli (rebel zone), un gruppo di uomini mi hanno fatto credere che volevano aiutarmi invece mi hanno chiesto 150 euro circa, minacciandomi di vendermi ad altre persone che sarebbero diventate i miei padroni. Io non avevo soldi con me, così mi hanno portato insieme ad altri tre ragazzi della mia età in un villaggio dal quale era proibito uscire, c'erano delle guardie armate. Dovevamo fare tutto quello che ci dicevano loro. Ci intimavano di chiamare i nostri genitori per mandare soldi e liberarci ma nemmeno i nostri genitori li avevano. Ci dicevano che se non fossero arrivati i soldi, ci avrebbero rispedito nella zona dei ribelli, dove ci avrebbero ucciso. In questo posto ci sono rimasto due mesi, fino a quando una notte, ho approfittato del buio e del fatto che le due guardie dormivano e sono scappato. Avevo paura di morire, ma correvo senza fermarmi, davanti a me c'era solo un immenso deserto che abbiamo percorso fino alle 19 di sera del giorno dopo, quando finalmente è comparsa una città. Avevo fame e sete, ero molto debole. Qui un uomo del Gambia ci ha aiutato a mangiare e ad avere casa e lavoro per circa un mese. Aiutavo nello smaltimento della merce che arrivava da un'altra città. Poi, finito il lavoro, sono stato in altri posti sempre in Algeria, fono a quando sono andato in Libia. Questo è stato il posto più brutto di tutto il mio viaggio, la gente è cattiva, violenta, c'è molta mafia. Appena arrivato due uomini mi hanno chiesto soldi, io li avevo nascosti nelle cuciture dentro la maglietta ma loro conoscevano il trucco, mi hanno fatto spogliare completamente ed hanno trovato i miei soldi. Poi mi hanno chiesto 700 euro circa, se non li avevo mi avrebbero messo in prigione. E così è stato, se volevo essere liberato avrei dovuto chiamare i miei genitori per farmeli spedire, ma io non li ho chiamati. Mi hanno costretto a fare dei lavori forzati, dovevo ripulire la spazzatura o altri lavori duri. In prigione ci sono stato tre mesi. Un giorno sono riuscito a scappare ed ho trovato in strada un bravo signore in taxi a cui ho raccontato tutto e chiesto aiuto. Lui mi ha portato a casa sua a Tripoli, mi ha dato un tetto e del cibo, io lo aiutavo a lavorare la sua campagna. Un giorno ero in bicicletta e la mafia mi ha fermato e chiesto il passaporto, io ho avuto paura, ho pensato che erano gli uomini che mi avevano imprigionato che mi cercavano, dovevo andarmene, così ne ho parlato con il signore. Il mattino dopo lui mi ha portato in spiaggia, a mare c'era una grande barca e tantissimi uomini che attendevano di salire. Non sapevo perchè mi aveva portato lì, nè sapevo dove sarebbe andata la barca, è successo tutto di fretta, l'ho salutato e mi ha incitato a salire sul gommone. Non ho pagato nulla per viaggiare, oggi mi domando se non sia stato il signore a pagare il viaggio per me. Eravamo tutti ammassati l'uno addosso all'altra, io ero seduto a terra e dopo qualche ora di viaggio ho notato un buco nella barca. Rischiavamo di affondare. Alle 23 di sera ci è venuta in soccorso la barca della Guardia Costiera che prima ci ha trasferito in una grande barca che, dopo altri due giorni di viaggio, ci ha portato fino a Brindisi. 
Il giorno dopo mi hanno trasferito alla Comunità Educativa Scurpiddu. Il mio sogno è diventare un calciatore professionista, in Gambia giocavo sempre a calcio, mi piace molto.
Sono stato già visionato per i provini e da ottobre sono iscritto alla Scuola Calcio Cosmano Sport, affiliata all'U.S. Foggia. Mi hanno detto che ho molto talento. Ce la metterò tutta, come ho sempre fatto nella mia vita"
Seiku

mercoledì 9 novembre 2016

"Parla come mangi: la lingua per parlare e per gustare": Storia e ricetta di Ahmed - Bangladesh


Il nostro percorso gastronomico prosegue alla scoperta della cucina bengalese, incentrata per lo più su pesce, verdure e  lenticchie servite con riso, che è l'alimento base. Ahmed ha scelto di preparare per noi due pietanze: un antipasto a base di lenticchie rosse ed un piatto unico a base di riso e pollo. Scopriamolo insieme.

PIASU E CHICKEN BIRYANI: PIATTI TIPICI DEL BANGLADESH
I piatti del bangladesh sono fortemente aromatizzati e riflettono contaminazione culinarie da parte dell''India settentrionale, del Medio Oriente e del sud-est asiatico.
Il Chicken Biryani è una pietanza che prevede che carne e riso cuociano insieme, in un'ampia casseruola con coperchio e a fuoco medio, affinché il riso assorba tutti i sapori e le spezie. Qui di seguito la ricetta per 12 persone:
2 kg di cosce di pollo,  2 vasetti di yogurt greco da 250 gr, 3 bustine di zafferano, 1 cucchiaio di cardamono e cannella in polvere, 5 spicchi di aglio, 2 kg di riso, 1 litro di brodo vegetale, 5 pomodori, sale, uva passa.
Preparazione:
Mescolare le cosce di pollo con lo yogurt e far riposare in una terrina per circa mezz'ora. Far appassire le cipolle in una pentola larga e, quando dorate, unire la carne con lo yogurt, le spezie, l'aglio, il sale e far soffriggere a fiamma moderata fino a quando la carne è rosolata da tutte le parti. Unite il riso e l'uva passa,  fate soffriggere per qualche minuto, poi bagnate con il brodo, unite zafferano e coprite il tutto fino a cottura ultimata.


                           
                          
                                   
                    

Il Piasu, antipasto a base di polpette di legumi molto amato in Bangladesh,  ha come ingrediente principale le lenticchie rosse. A voi la ricetta:
1 kg di lenticchie, 6 cipolle, 6 peperoncini, 1 mazzo di finocchietto selvatico o altra verdura a foglia verde, coriandolo, sale, 1 cucchiaio di cumino, 1 di curcuma ed 1 di zenzero.
Preparazione:
Dopo aver lavato le lenticchie e tenute in ammollo per almeno tre ore, frullarle ed unire il sale e le spezie, con l'aggiunta di verdura a piacere. Lavare le lenticchie e tenerle in ammollo per circa 3 ore. Frullare le lenticchie, le cipolle ed eventualmente la verdura scelta, mescolare ed aggiungere sale, peperoncino, coriandolo, cumino e curcuma.  Lasciar a riposo per circa 10/20 minuti. Formare delle polpette con le mani o aiutarsi con un cucchiaio per poi friggerle nell’olio caldo.
                           
               
                
                               
             

RICORDI DI GUSTO
Quando uscivo il pomeriggio con i miei amici, di solito eravamo in cinque, compravamo sempre i piasu che si vendevano alle bancarelle in strada. Dieci piasu, circa 4 euro. In Bangladesh il chiken Biryani lo cucinava mia madre, perchè da noi soltanto le donne stanno in cucina, poi mangiavamo tutti insieme intorno allo stesso tavolo. In bangladesh solitamente il cibo si consuma con le mani, in segno di rispetto verso il cibo che si ha nel piatto. Noi usiamo più spezie ed olio dell'Italia, e questo non è buono perchè gonfia molto la pancia. La cucina dell'Italia secondo me è più leggera e digeribile. Il mio piatto preferito italiano è la pasta con il tonno. Sono molto felice di poterlo assaggiare nuovamente dopo un anno e di condividerlo con i miei compagni. E' la prima volta che cucino da solo ed è stata una bella esperienza.

LA STORIA DI AHMED


"Mi chiamo Ahmed ed ho 18 anni. E' da circa un anno che vivo a Foggia. In Bangladesh si parla molto bene dell'Italia, anche perchè da noi vengono molti italiani e molti bengalesi vanno in Italia. Sono andato via dalla mia terra per trovare un lavoro dignitoso. In Bangladesh si lavora un giorno intero per soli 2 euro circa, qui in italia si parte da 25 euro. Qui lo stipendio minimo è circa 700 euro, da noi 60 euro. Così nel Giugno 2015 ho deciso di partire. Una persona, a cui ho pagato circa 10.000 euro,  ha organizzato tutto il mio viaggio fino all'Italia. Sono partito a mezzanotte aiutato dal buio ed a piedi sono arrivato in India con altre 7 persone. Ho dovuto pagare 200 taka ad un'altra persona, che mi ha aiutato a passare la frontiera in sicurezza, evitando di essere visto dai militari che mi avrebbero fucilato.  Abbiamo dormito in una casa piccola, poi a mezzanotte abbiamo camminato lungo un sottopassaggio scavato nella terra, sempre di notte, e siamo arrivati in Pakistan. Qui ero più tranquillo, non ci sono nemici, i pakistani sono musulmani ed amici. Dopo due giorni abbiamo fatto un viaggio in macchina di circa 6 ore per arrivare in Iran, dove ho avuto molta paura perchè ci sono persone che rapinano e uccidono, ma per fortuna è andato tutto bene. Dopo altri due giorni siamo ripartiti in macchina per la Turchia, il viaggio è durato 12 ore. Qui siamo rimasti 15 giorni nascosti in una casa, mangiavamo sempre nutella e chapata (piadina) e non uscivamo mai per paura della polizia. Finalmente siamo ripartiti per l'Austria dove siamo rimasti per una settimana. Quindi siamo ripartiti e dopo 10 ore di macchina siamo arrivati ad Udine. Alcune persone mi aspettavano in stazione, ho preso subito il treno e sono partito per Roma, dopo circa tre ore sono ripartito con il treno ed arrivato a Napoli. Tre dei miei amici sono andati a Foggia, dopo qualche giorno mi hanno chiamato dicendomi di raggiungerli perchè a Foggia la polizia aiuta gli stranieri, non è cattiva e non controlla se sei grande o piccolo. Così mi sono deciso ed ho preso il pullman per Foggia. Era il 28 Settembre e sono stato aiutato a mangiare e dormire dal Centro di prima accoglienza per senzadimora "Gesù e Maria". La mattina dopo sono andato in Questura ma sono stato cacciato due volte. Così sono stato riaccolto da Gesù e Maria che il giorno dopo ha chiamato la Questura comunicando il mio nome e dicendo che sarei passato il giorno dopo. Così ci sono tornato, ho aspettato molto tempo, gli uomini della questura hanno parlato molto tra di loro, io capivo un pò la laingua perchè durante il viaggio avevo imparato le parole italiane da un piccolo vocabolario che ho portato con me, dicevano che era un problema il fatto che ero senza documenti, ho avuto paura che mi rimandassero in Bangladesh. Poi un uomo vestito di nero mi ha portato ai Servizi Sociali del Comune di Foggia e qui è venuto a prendermi il Responsabile della Comunità Educativa Scurpiddu, dove vivo dal 30 settembre 2015. Adesso sto andando a scuola, l'anno prossimo prenderò il Diploma di Terza Media, mi piacerebbe continuare a studiare, magari l'Istituto Alberghiero, ed aprirmi un giorno un supermercato. Spero di trovare una bella e brava donna da sposare." Ahmed

martedì 1 novembre 2016

"Parla come mangi: la lingua per parlare e per gustare": Storia e ricetta di Peter - Bulgaria



Questa settimana il nostro viaggio culinario ha fatto tappa in Bulgaria, la cui gastronomia è caratterizzata da piatti rustici e molto speziati, dalle evidenti contaminazioni turche, greche e balcaniche. Il nostro cuoco provetto ha scelto di condividere con noi il suo piatto preferito, il Kufteh, che ricorda per assonanza di nome e sapore la Kofta, un piatto di polpette tipiche del medioriente, il cuo sapore ricco e gustoso viene attenuato dal sapore fresco ed avvolgente dello yogurt greco.
KUFTEH: PIATTO TIPICO DELLA BULGARIA
Il Kufteh, spiedini di carne macinata, è un piatto tipico della Bulgaria. Viene spesso accompagnato da un'insalata di pomodori, cetrioli e cipolle e da una zuppa di yogurt e cetrioli, denominata tarator. Qui di seguito la ricetta per 10-12 persone:
2 kg di carne macinata, 3/4 cipolle, 3 spicchi di aglio, 1 cucchiaio di prezzemolo tritato, peperoncino in polvere, cannella, pepe, scorza di limone grattuggiata, menta fresca o essiccata, cumino, Per insalata: 6 pomodori, 4 cetrioli, tre cipolle.
Preparazione:
Mettere la carne in una ciotola capiente ed unire le spezie, il limone grattugiato e le cipolle tritate. Impastare ed unire il sale. Mettere su un piano ed arrotolare con le mani. Dividere l'impasto in porzioni uguali e ricavare dei salsicciotti. Infilare uno spiedino in ciascun salsicciotto facendolo uscire da entrambi i lati. Riscaldare la padella con l'olio. Farvi cuocere i kafta, avendo cura di girarli da entrambi i lati. Tagliare i cetrioli, le cipolle ed i pomodori. Impiattare e condire con olio.



RICORDI DI GUSTO
Questo piatto mi ricorda quando io ed i miei genitori, insieme a tantissimi amici e parenti, la sera cucinavamo i kufteh sul grande terrazzo della masseria in cui vivevo, spesso in occasione di feste. Eravamo almeno in 50. C'erano persone di tutte le età, dai mie fratelli piccoli ai miei nonni. Ero davvero curioso di far conoscere il mio piatto preferito ai miei amici della Comunità e sono contento che sia piaciuto. In Bulgaria mangiamo molte verdure e carne con yogurt, qui in Italia invece mangiate ogni giorno pasta ed a me non piace tanto, invece i kufteh li mangerei ogni giorno. Mi sono divertito a fare le rose di pomodoro e verdura per decorare la mia insalata. Spero di poter cucinare ancora e far conoscere altri piatti della mia terra.
LA STORIA DI PETER
"Mi chiamo Peter ed ho 15 anni. In Bulgaria avevo molti amici, andavo a scuola e mi divertivo molto a correre e giocare in strada. Un giorno, mentre giocavo scalzo, mi sono ferito ad un piede ed ho preso una brutta infezione. A causa di una cancrena hanno dovuto amputarmi la gamba. Da allora non sono andato più a scuola. Ero piccolo quando io e la mia famiglia abbiamo lasciato la Bulgaria, i miei genitori volevano scoprire l'Italia così un giorno abbiamo preso la nave e siamo partiti per arrivare in un campo nomadi di un paese della Provincia di Foggia. Qui sono stato  per un pò di tempo, poi sono scappato via per motivi che non voglio ricordare nè raccontare. Non ero felice con loro. Ho vissuto in strada per un pò di tempo, fino a quando i carabinieri di San Severo mi hanno portato a Lucera presso una Comunità. Lì non mi comportavo bene, ero arrabbiato con tutti e litigavo anche con gli educatori. Dopo qualche mese sono stato trasferito alla Comunità Educativa Scurpiddu, nella quale vivo da 1 anno e due mesi. Adesso sono più grande e riesco a controllarmi meglio quando mi fanno arrabbiare. Sto andando a scuola e frequento un corso di nuoto, che mi piace molto. Un giorno, quando sarò cresciuto, avrò una protesi per la mia gamba e potrò camminare senza stampelle."
Peter